Ventitré anni fa la strage di Via D’Amelio

PALERMO – Ricorre oggi 19 luglio l’anniversario della morte del Giudice palermitano Paolo Borsellino, ucciso sotto casa della madre, in Via D’Amelio, da un’autobomba telecomandata dagli uomini di Cosa Nostra. Ventitré anni fa persero la vita anche cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli ed Emanuela Loi. La morte del Giudice Borsellino seguì quella del suo amico e collega Giovanni Falcone, anch’egli assassinato insieme alla moglie e tre uomini della scorta dagli uomini di Cosa Nostra. I due magistrati sono considerati l’esempio massimo della lotta contro la mafia siciliana.

Oggi il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla cerimonia organizzata alla Corte d’Appello di Palermo, alla quale saranno presenti il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano; e il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Al termine della cerimonia il Presidente si sposterà in Via D’Amelio per un’altro momento di commemorazione, dove sono attesi presidi e manifestazioni. Nella giornata di ieri c’è stato già un incontro, al quale hanno preso parte i figli del Giudice ucciso, Manfredi, Lucia e Fiammetta Borsellino, insieme al Presidente Mattarella, assente invece il Governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, stato per l’occasione dal nuovo Assessore regionale siciliano alla Salute, Baldo Gucciardi: il Governatore Crocetta ha preferito non presentarsi alla commemorazione, in quanto travolto da uno scandalo in merito a una presunta intercettazione telefonica con il suo medico personale, Matteo Tutino, nella quale sarebbe emersa questa frase: “Lucia Borsellino va fatta fuori come il padre”. Espressione mafiosa alla quale il Governatore non ha replicato. Tuttavia la Procura di Palermo ha smentito l’esistenza di quest’intercettazione, pubblicata su un noto settimanale italiano.

Durante la cerimonia di ieri al Palazzo di giustizia di Palermo, Manfredi Borsellino ha tenuto un discorso rivolgendosi direttamente al Presidente Mattarella, e affermando che, avendo anch’egli perso il fratello Santi a causa della mafia ″può comprendere cosa io e le mie sorelle stiamo vivendo. Lei è sempre stato un punto di riferimento per mio padre e la mia famiglia”. Al termine dell’intervento, il Presidente si è alzato e ha abbracciato Borsellino.

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Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono considerati l’orgoglio della ‘sicilianità’, in quanto, consci del rischio che correvano, hanno sempre combattuto la mafia sperando in un cambiamento per la Sicilia.

By Martina Sorrentino

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