Napoli in piazza per le unioni civili. Famiglie Arcobaleno: “Società italiana è strapronta!”

NAPOLI – Sabato 23 gennaio più di 80 piazze d’Italia sono state interessate da manifestazioni a favore dell’approvazione del DDL Cirinnà sulle unioni civili. Anche Napoli ha ospitato il suo corteo, riscontrando enorme partecipazione dei partenopei. Tra gli organizzatori l’associazione Famiglie Arcobaleno.

In vista della discussione in Senato del Disegno di legge sulle unioni civili, nella giornata di sabato, in più di 80 piazze italiane, si è data voce al desiderio di veder riconosciuti i diritti di tutti. Anche a Napoli i cittadini sono scesi numerosi in strada, in un corteo che è partito da Piazza Carità per raggiungere Piazza del Plebiscito, con prime stime che parlano di circa 20.000 partecipanti. La manifestazione, co-organizzata dal Comune di Napoli, ha visto la partecipazione e la collaborazione di diverse associazioni: Arcigay Napoli, Arcilesbica NapoliAssociazione Trans NapoliAgedo, Mit, Famiglie Arcobaleno. E proprio di Famiglie Arcobaleno, l’associazione nazionale di genitori omosessuali, abbiamo incontrato Rossella Chianese, referente dell’associazione per la Campania, che forma la sua famiglia insieme alla compagna Roberta e a loro figlio Lorenzo. A lei abbiamo rivolto le nostre domande.

Come spiega che in Italia solo adesso, con estremo ritardo rispetto al resto d’Europa, si parli di unioni civili?

«In realtà ne stiamo parlando da più di 10 anni. Il punto è che forse ora essendo rimasti ultimi in Europa bisogna fare assolutamente qualcosa. Perché già siamo stati multati: il ritardo è gravissimo per i nostri diritti. Oggi, nel 2016, non restiamo che noi in Europa. Quindi…»

Resta ancora aperto il dibattito sulla “stepchild adoption”. Che sviluppi vi aspettate e cosa significherebbe per voi ottenerla?

«Per noi è uno dei punti del Disegno di legge da non toccare assolutamente. Perché rappresenta l’unica garanzia per i nostri bambini, cioè la possibilità che se finisce la vita del genitore biologico i bambini possano restare con l’altro genitore e non diventare orfani di entrambi i genitori. Perché attualmente è questo lo stato: se muore il genitore biologico l’altro si deve accollare una battaglia infinita per vedere di nuovo suo figlio a casa. Ed è sconvolgente! LA STEPCHILD NON SI PUÒ TOCCARE! È GIÀ UNA LEGGE MOLTO POVERA PER NOI. E’ UN CONTENTINO: MA PURCHÉ SI FACCIA QUALCOSA ACCETTIAMO ANCHE QUESTO»

La sua famiglia riscontra accoglienza nella quotidianità? L’Italia è pronta?

«LA SOCIETÀ ITALIANA È STRAPRONTA! E’ LA POLITICA ITALIANA CHE SI DEVE DARE UNA MOSSA. Noi viviamo tranquillamente la nostra quotidianità senza nasconderci mai: nostro figlio sa chi è, sa da dove viene, il progetto di vita e di genitorialità che c’è dietro. Nostro figlio si presenta per quella che è la sua vita: con due mamme, due genitori che danno la vita per lui, con dedizione e amore. E’ questo quello che conta e non c’è bisogno che ci siano un uomo e una donna. L’importante è che ci sia l’amore per questo bambino. E la società se ne rende conto: dal panettiere, al macellaio, all’insegnante. Guardano noi nel quotidiano e ci accolgono per quello che siamo: una famiglia»

 

Camilla Esposito

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