Arte. Mazzucchi espone la spiritualità umana

VARESE – Domenica 25 marzo a partire dalle ore 10:00, presso la chiesetta di San Giovanni a Buguggiate, in provincia di Varese, si inaugurerà la mostra d’arte intitolata “Dove sei, uomo?” dell’artista Veronica Mazzucchi, pittrice e scultrice. In esposizione un’interpretazione sulla natura umana in rapporto alla spiritualità. Veronica Mazzucchi presenta un’arte vissuta e sentita attraverso sculture che raffigurano l’uomo, al quale viene data una voce profonda sul significato dell’esistenza. Al riguardo le abbiamo rivolto le nostre domande.

Cosa tratta la mostra?

«Ho scelto appositamente una chiesa come location poiché questa installazione è stata proprio pensata per questo ambiente. Obiettivo Cultura, associazione che si occupa di organizzare eventi all’interno della chiesa di San Giovanni, mi ha contattata poiché erano interessati al tema della resurrezione. Avevo già tenuto una mostra simile nel 2016, presso la chiesa di San Giorgio, situata all’interno del castello di Legnano, che aveva determinato il passaggio da un lavoro autobiografico verso tematiche più universali. Quando parlo di resurrezione non la intendo nel senso cristiano del termine, ma mi riferisco allo smarrimento dell’uomo e alla necessità di ricercare la luce, intesa come rinascita. Il titolo della mostra fa riferimento proprio a una citazione della genesi, momento in cui Dio, rivolgendosi ad Adamo, gli chiede esattamente: “Dove sei, uomo?”, e lui gli risponde: “Mi sono perso”. Da qui ho deciso di indagare lo smarrimento universale dell’uomo, per cercare di capire che cosa lui stesso debba fare oggi per rinascere. Questa mostra intende dimostrare che alla luce si potrà ritornare nel momento in cui l’uomo tornerà se stesso, riconoscendo l’importanza della fede non come precetto cattolico cristiano, ma come motto dell’anima, alla base del sentimento. Sentire vuol dire vivere la vita.»

La mostra è accompagnata da altre forme d’arte?

«Sì. Ho scritto un testo ispirato a un discorso che fece Papa Francesco e alla Bibbia. Ho voluto farli interpretare da un attore professionista: Nicola Tosi, poiché non amo molto parlare dei miei lavori, ma dentro una scultura c’è sempre molto significato, oltre al semplice titolo. Mi piace unire molte forme d’arte e dare voce alle mie sculture. Le opere sono disposte a croce, perciò ho voluto far sistemare l’attore al centro di essa.»

Perché questa disposizione?

«Alle spalle di questa sistemazione ci sono due quadri, uno sulla crocifissione e un altro di una deposizione. Sono entrambe figure femminili. Ho iniziato a fare arte da autodidatta dopo un percorso di arte-terapia in qualità di paziente. Il primo passaggio dalla terapia all’arte è stato rappresentato da dipinti di donne in croce, perché in quel periodo di malattia mi sentivo così. Nei miei primi dipinti emerge il bisogno di esternare la mia condizione. Uno dei miei primi lavori: “Soma e Psiche”, rappresenta proprio una donna con una ferita. In quel momento era come se il mio corpo e la mia anima avessero smesso di comunicare e cercavo con l’arte una chiave di volta. Il quadro rappresenta il nostro bisogno di stare al mondo, rappresentato da Soma, e la nostra Psiche in quanto anima. La figura sdraiata, ferita di rosso è il corpo; sopra c’è un’altra figura, l’anima che veglia sul corpo. Negli anni c’è stata un’evoluzione che ha portato a sculture di donna. Associo alla figura di donna quella di figura femminile della Bibbia, come fautrice di umanità e della vita intera. La croce, intesa sempre non solo come croce cristiana, ma come condizione dell’essere umano, vuole evidenziare quindi il contrasto tra verticale e orizzontale. La vita terrena che si scontra con la dimensione spirituale che punta verso l’alto.»