Arte. La Mostra di Simona Weller: “La pittura è facile e difficile come l’amore”

NAPOLI – La mostra personale di Simona Weller, inaugurata giovedì 21 marzo 2019 alle ore 19:00 a Piazzetta Nilo, 7 – Napoli, si terrà fino al 25 aprile, presentata dalla La Galleria Tiziana Di Caro.

Il progetto include una selezione di opere che inquadra i tre cicli visivi che hanno caratterizzato il lavoro di Weller, dall’inizio degli anni Settanta sino a oggi. Il titolo della mostra è ispirato a un poesia che Cesare Vivaldi le dedicò nel 1974.

Simona Weller è nata a Roma nel 1940. Dopo gli studi classici si iscrive all’Accademia di Belle Arti per diplomarsi con Ferruccio Ferrazzi e Mario Mafai. Come vincitrice di borse di studio UNESCO, vive e lavora in Thailandia, Malesia, Egitto.

Dipingere con le parole è il tema ricorrente dell’opera della Weller. Le parole sono scelte per la loro brevità e la loro particolare grafia. Usando pastelli a olio e sovrapponendo abilmente i primari con i complementari, la Weller riesce a creare una sorta di texture di cui si comprende l’efficacia solo guardando l’opera da lontano. Al tempo stesso queste parole vengono trattate sia in modo microscopico sia in modo macroscopico. Esemplare, in questo senso, l’apertura della mostra con un’opera del 2014 intitolata Plenilunio. In questa tela l’artista si serve appunto di una scrittura formata da moduli macroscopici che dovrebbero mimare frammenti di una parola simbolo come potrebbe essere mare. Il risultato della reinterpretazione macroscopica di questa parola crea un effetto di grande suggestione e sinergia tra segno e immagine.

L’artista nella seconda sala usa una sua tecnica particolare in cui si avvale di una scrittura ottenuta con olio solido che le permette di alternare e sovrapporre stesure di parole che suggeriscono la sensazione o la memoria di un’emozione visiva come un’alba o un riflesso nel mare. Immagine e parole non sono in dialogo, ma si relazionano come in una mimesi aristotelica, la cui sintesi formale è da ricercarsi nell’ampio tema della natura. Non c’è da stupirsi che artisti come Claude Monet, Vincent Van Gogh e soprattutto George Seurat siano da sempre dei riferimenti cromatici di Simona Weller. Queste opere se studiate più intimamente sembrano dei misteriosi graffiti, ma allontanandosi dal quadro e raggiungendo la giusta distanza l’enigma svanisce. Compaiono allora paesaggi dominati dal mare, dai prati, dai fiori, dal sole e alle volte persino dal vento.

Nella terza sala sono ospitate le lavagne, opere su fondo nero in cui Weller svolge dei veri e propri temi, come un tempo ognuno di noi faceva a scuola. In esse la scrittura diventa vivida, leggibile, emulatrice della grafia infantile. Ma questo passaggio è ragionato e interpretato da una precisa volontà. Le lavagne sono delle geografie del pensiero, trattate con estrema libertà e l’aspetto visivamente tormentato e quasi ossessivo di altre opere diventa invece chiaro e giocoso in queste. Claudio Strinati in una dichiarazione del 1973, dopo aver esposto i primi quadri di questo tipo (lavagne e quaderni) alla Quadriennale di Roma, l’artista mette in evidenza il sollievo provato in questa nuova ricerca. La conquista di una libertà inaspettata e il coraggio di dipingere quello che non aveva mai osato esprimere, ignorando il bel disegno, la bella materia, la bella pittura

Antonio Perreca

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