Politica. Intervista a Marcello Foa: “Rischio caduta Renzi? Sì, perché si pensa tocchi ai 5 Stelle.”

MILANO – La non autonomia decisionale rispetto alle politiche di Bruxelles, l’assenza di adeguate misure in materia di gestione e prevenzione del fenomeno migratorio, nonché l’atteggiamento autoritario del premier fiorentino nei confronti delle minoranze interne al proprio partito, paventano, secondo gli esperti, il rischio di un’improvvisa caduta del governo Renzi. Per tentare di far luce sugli intrighi che animano le frizioni interne al Parlamento, abbiamo chiesto il parere di uno dei massimi esperti in materia di politica estera e nazionale, Marcello Foa, giornalista di scuola montanelliana, blogger opinionista per ilgiornale.it e docente di giornalismo internazionale e comunicazione presso l’Università della Svizzera Italiana e presso l’Università Cattolica di Milano.

Esiste la reale possibilità che la corsa del governo Renzi possa terminare in anticipo?

«Sì esiste, soprattutto per due ragioni: sta perdendo molti consensi in Italia, e all’estero l’establishment internazionale continua a non fidarsi di lui. In termini assoluti il Presidente del Consiglio è molto meno forte rispetto a qualche mese fa, non è un caso che l’establishment europeo da tempo strizzi l’occhio a Di Maio e al Movimento 5 Stelle. Probabilmente pensano che caduto Renzi toccherà a loro.»

Riguardo l’emergenza migranti, il Governo sembra non avere ancora una precisa strategia. Colpa dei contrasti con i colleghi europei?

«Colpa della debolezza dell’Italia a livello internazionale. La reputazione di Renzi fuori dal confine è piuttosto bassa, nei Palazzi che contano non lo prendono sul serio; per questo sui temi sensibili la Commissione europea, la Francia e la Germania dimostrano scarsa attenzione per le rivendicazioni di Palazzo Chigi. La stampa italiana naturalmente si guarda bene dal dire che Renzi all’estero conta davvero poco.»

Tempo fa Renzi ha twittato che non avrebbe inviato alcun contingente militare in Libia. Quanto è credibile?

«Renzi è un abilissimo parlatore, anzi un affabulatore. E come ogni affabulatore la credibilità della sua parola è piuttosto variabile. Basta ripercorrere le sue dichiarazioni degli ultimi due anni per accorgersi con quanta frequenza e con quanta disinvoltura abbia cambiato opinione, pretendendo naturalmente di avere sempre ragione.»

Esiste una congiura contro il governo Renzi collegabile all’avvicinamento dell’Italia alla Cina o alle precedenti proposte di eliminazione delle sanzioni contro la Russia?

«Riguardo alla Cina non ho elementi per commentare questa supposizione. Ma in politica estera Renzi mira a farsi accreditare presso le élite transanzionali, che detengono il vero potere; élite che trovano origine e legittimazione negli Stati Uniti. Certe uscite del premier, in apparenza ‘fuori dal coro’, rispecchiano la sua innata spavalderia, ma per quanto maldestre e inefficaci sono strumentali ai suoi disegni. Non vanno prese troppo sul serio, ovvero non indicano per ora il perseguimento di sofisticati disegni strategici italiani. Non vedo una politica estera davvero autonoma.»

Chris Barlati

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