Il peso della Shell sulle politiche ambientali europee

BRUXELLES – La compagnia petrolifera Shell avrebbe condizionato l’esito degli ultimi accordi, dello scorso ottobre, sui tagli alle emissioni e le energie rinnovabili fra i capi di governo dell’Unione europea. Questo è quanto rivelano i documenti diffusi oggi dal The Guardian, che confermano la prevedibile attività di lobbying delle multinazionali, da sempre impegnate a guidare le scelte dei governi verso posizioni più conservatrici.

Le pressioni della compagnia petrolifera anglo-olandese risalirebbero al 2011, ma hanno raggiunto il loro obiettivo solo negli ultimi mesi del 2014, quando alcuni punti fondamentali dell’accordo che avrebbe segnato un taglio netto con le politiche del passato sono stati esclusi, lasciando molti aspetti negativi invariati. Eppure l’UE era partita col piede giusto e gli addetti ai lavori parlavano di svolta, prima di giudicare il patto come un’occasione persa: taglio delle emissioni entro il 2030 e vincoli stringenti riguardo la quota di fonti rinnovabili da utilizzare dagli Stati membri.

La Shell spende quasi 5 milioni di euro all’anno per far sentire la propria voce a Bruxelles ed è la sesta lobby più influente, oltre ad avere un ruolo di primo piano nel dibattito politico inglese. Non è quindi un caso che a far convergere verso decisioni più accondiscendenti con le logiche industriali ci abbia pensato proprio il governo inglese e di conseguenza altri Paesi, fra i quali la Polonia, convinti che le scelte sulle energie rinnovabili restassero a discrezione di ciascuna nazione.

La lettera pubblicata dal The Guardian, datata ottobre 2011, che porta la firma del direttore esecutivo di Shell, Malcolm Brinded, e destinata all’allora Presidente della Commissione europea Barroso, rende lo scenario ancora più chiaro: “Shell ritiene che l’Unione Europea dovrebbe concentrarsi sulla riduzione delle emissioni come unico obiettivo per il periodo successivo al 2020, consentendo al mercato di individuare la via economicamente più efficiente per realizzarlo, preservando la competitività industriale, proteggendo l’occupazione e il potere di acquisto delle persone, in modo da guidare alla crescita economica. Per l’Europa si tratta di un’importante occasione da cogliere!”.

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In cifre, la Shell prometteva un risparmio di 500 miliardi di euro per gli Stati membri, indirizzandoli verso una transizione morbida che avesse come protagonista il gas, fonte d’energia a bassa emissione di carbonio di cui la Shell è fra i maggiori estrattori. La rivelazione di queste trattative è la seconda pessima notizia degli ultimi giorni per la compagnia petrolifera, costretta a pagare 1,2 miliardi di euro per risarcire i danni dei terremoti causati dall’estrazione di gas in Olanda. Intanto, la luce fatta dal tabloid inglese sull’ipocrisia dei capi di Stato e l’ennesima dimostrazione di disinteresse delle sorti del pianeta da parte delle compagnie petrolifere, potrebbero causare altro genere di scosse.

By Antonio Acconcio

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