Sport e Cardiologia. Dott. Lupo: “le visite secondo norma avvengono raramente!”

ROMA – In Italia i praticanti attività sportiva agonistica sono diversi milioni. Durante quest’attività, l’impegno a cui il muscolo cardiaco è sottoposto necessita un controllo medico attraverso il quale si possono evidenziare alterazioni favorenti l’insorgenza di patologie invalidanti. Spesso però le visite non vengono seguite secondo le norme. Sono, il più delle volte, frettolose e poco specifiche. Al riguardo ne abbiamo parlato con il Dott. Lupo, che per molti anni è stato Dirigente Medico dell’Istituto di Medicina e Scienza dello Sport del C.O.N.I e responsabile del servizio di medicina dello sport della BIOS S.p.A di Roma.

Dott. Lupo, cosa dice la Legge in merito alla tutela sanitaria dell’attività sportiva?

«Esiste una Legge che regolamenta i controlli medico sportivi nei diversi livelli e tipologie di attività. Questa Legge risale al 1978 nella prima stesura ed è in seguito stata modificata e ‘regionalizzata’.»

A cosa è finalizzata la valutazione diagnostica dell’apparato cardiovascolare in medicina dello sport?

«Alla ricerca di eventuali alterazioni che possano controindicare l’attività sportiva, mettendo a rischio la salute dell’atleta.»

Quali sono gli esami di routine?

«Si effettua un ECG a riposo per l’attività non agonistica ed un ECG a riposo e dopo sforzo per l’attività agonistica. La differenza tra agonistica e non agonistica viene definita dalle federazioni sportive sulla base dell’età dell’atleta.»

Altre indagini in caso di patologie in corso?

«Si effettuano esami di secondo e terzo livello: Test ergometrico, Holter delle 24 ore, EcoDoppler, Risonanza Magnetica, Scintigrafia, per una valutazione approfondita della situazione clinica.»

In cosa consiste l’idoneità agonistica?

«In una certificazione che attesta l’assenza di controindicazioni alla pratica sportiva specifica, il certificato deve essere “Sport Specifico” e quindi indicare il singolo sport: se la richiesta è per più sport i certificati devono essere multipli.»

Perché esistono casi di morte improvvisa durante un evento sportivo? 

«Per lo stesso motivo per cui può morire una persona mentre lavora o mentre è a casa. Purtroppo alcune alterazioni a rischio elevato non sono evidenziabili. Va comunque ricordato, per fortuna, che la percentuale di morti improvvise da sport in rapporto al numero di praticanti è estremamente rara.»

Quali sono le prospettive future per ­quanto riguarda la diagnosi e le terapie­? 

«La prima cosa da ottenere è che tutti i praticanti sport: ludico-motorio, non agonistico e agonistico, vengano sottoposti a visita e che la visita venga effettuata secondo le norme: questo purtroppo ancora non avviene in una percentuale di casi troppo elevata.»

Clemente Cipresso

Classe ’83, una passione per l’innovazione e le tecnologie. Perfusionista di cardiochirurgia si occupa, nel tempo libero, di Public Health e divulgazione scientifica.
Clemente Cipresso

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