Palermo. Inchiesta all’Università: esami falsi e lauree revocate

PALERMO – Arrivano i primi provvedimenti, da parte della Procura, riguardo allo scandalo scoppiato tra il 2011 e il 2012 sugli esami “falsi” all’Università degli Studi di Palermo: materie sostenute “virtualmente”, caricate sul proprio piano di studi dietro pagamento; lauree “fantasma”; votazioni ottenute grazie all’aiuto occulto di alcuni dipendenti. Le accuse sono gravissime e molti studenti rischiano di perdere il titolo di studio, mentre i responsabili delle segreterie, ex impiegati della Facoltà di Economia, sono stati già in parte allontanati o licenziati.

Era iscritto proprio alla Facoltà di Economia il primo studente che ha subito la revoca del titolo da parte del Senato Accademico, ma anche le facoltà di Architettura e Ingegneria rischiano di essere coinvolte in questa indagine. La Procura infatti intende controllare accuratamente il sistema informatico dell’Ateneo, poiché proprio tramite tale strumento è stata per anni attuata la truffa: pagando una somma variabile tra i 1.000 e i 3.000 euro, gli studenti potevano ‘acquistare’ un esame mai sostenuto, e vederselo caricare sul proprio curriculum universitario.

“L’indagine verrà portata avanti con la massima attenzione”, ha annunciato il Rettore Fabrizio Micari, deciso a evitare provvedimenti sommari. La questione infatti è estremamente delicata, perchè veder revocata la propria laurea può significare, per alcuni ex studenti, la perdita del posto di lavoro o dell’iscrizione a un albo professionale. Intanto però altri tre studenti stanno per ricevere lo stesso trattamento. Inoltre, secondo i responsabili della Procura, sarebbero addirittura una quarantina le lauree contestate, motivo per cui si pensa già a una strategia per evitare il peggio, vale a dire per far sì che gli ex studenti possano recuperare le materie mai sostenute, senza essere allontanati dal posto di lavoro.

L’inchiesta ebbe origine quasi per caso, a causa di una ‘strana lite’ tra alcuni studenti e un’impiegata dell’Ateneo, avvistata da una pattuglia. Da lì la confessione di un ragazzo, che ammise di aver pagato per superare un esame, mentre un’altra laureanda venne scoperta poco prima della discussione finale poiché mancavano i riscontri cartacei: verbali, statini e altro, di alcuni esami sostenuti. Il caso insomma sembra tutt’altro che chiuso, e anzi, secondo alcuni addetti alle indagini, si tratta soltanto della punta dell’iceberg: era in essere difatti una vera e propria organizzazione, al cui interno figuravano ex studenti incaricati di reclutare i colleghi in difficoltà, e ovviamente impiegati amministrativi compiacenti.

By Giulia Citta

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