Salute del cuore. Impianto di protesi biologica mitralica per via transapicale su valvola nativa. Prima volta in Italia

CATANIA – Tecnica innovativa sperimentata con successo giovedì 14 luglio presso l’Unità di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Ferrarotto di Catania, diretta dal Prof. Corrado Tamburino, su un paziente più volte ricoverato per insufficienza mitralica inoperabile e gravata da insufficienza cardiaca. E’ stato scelto infatti un approccio di tipo percutaneo, a cuore battente, senza sternotomia e circolazione extracorporea.

Si è trattato del primo impianto in Italia, secondo in Europa e quinto nel mondo. Nel corso degli anni, sono cambiati approccio e aggressività degli interventi, di conseguenza è aumentato il numero di pazienti che possono essere trattati.

La valvola mitrale ha un ruolo fondamentale nel nostro organismo: il sangue ossigenato, proveniente dai polmoni, si raccoglie nell’atrio sinistro e da qui, attraverso la valvola mitrale, passa nel ventricolo sinistro che lo spinge in tutto il corpo attraverso il sistema arterioso. La sua funzione principale è quella di impedire che il sangue, durante la contrazione ventricolare, ritorni indietro. Nel corso degli anni questa valvola può ammalarsi e divenire stenotica, cioè non si apre abbastanza; o insufficiente, cioè il sangue torna indietro perché non si chiude completamente; oppure si può avere una combinazione dei due difetti. In molti casi può essere tranquillamente riparata con particolari tecniche chirurgiche. A volte però è talmente danneggiata da necessitare una sostituzione completa.

Seguendo le linee di indirizzo della cardiochirurgia convenzionale, l’intervento di sostituzione della valvola mitrale si esegue in anestesia generale, sternotomia e circolazione extracorporea. Recentemente invece si è assistito a una sempre maggiore specializzazione del trattamento percutaneo delle valvole cardiache, ovvero senza sternotomia e circolazione extracorporea. Una metodologia d’intervento non particolarmente aggressiva, che permette di intervenire su pazienti, soprattutto anziani, che fino a quel momento venivano curati esclusivamente con terapia convenzionale.

Polo d’eccellenza per queste nuove tecniche e per la cardiologia in generale è appunto l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia del P.O. Ferrarotto di Catania, diretta dal Prof. Corrado Tamburino, che insieme al suo gruppo di lavoro ha deciso di trasferire il concetto di trattamento percutaneo in ogni angolo dell’Italia e del mondo. E così, il cuore di un paziente ad altissimo rischio, non in condizioni di affrontare un’operazione di tipo convenzionale, è stato salvato grazie all’inserimento di una valvola mitralica con un intervento senza precedenti in Italia: niente apertura del torace, niente circolazione extra corporea, la nuova valvola è stata impiantata a cuore battente. Ad affiancare il Prof. Corrado Tamburino, Ordinario di Cardiologia presso l’Università degli Studi di Catania, nonché Direttore dell’Unità U.O.C. Cardiologia-UTIC del P.O. Ferrarotto dell’Azienda Policlinico Vittorio Emanuele di Catania, c’erano il Dr. Angelo Giuffrida, Direttore F.F. della Struttura Complessa di Cardiochirurgia; il Dr. Francesco Monaco, Responsabile del servizio di Anestesia dell’Ospedale Ferrarotto; il Dr. Marco Barbanti, Cardiologo-Emodinamista; il Dr. Massimo Mazzamuto, Cardiochirurgo; la Dott.ssa Sarah Mangiafico, Cardiologa-Ecocardiografista; oltre a numerosi infermieri, tecnici di emodinamica e perfusionisti di cardiochirurgia.

Il Prof. Tamburino ha rilasciato al riguardo un’intervista ai nostri microfoni.

In che condizioni si trovava il paziente prima dell’intervento?

«Si trattava di un paziente che era stato più volte ricoverato per insufficienza mitralica inoperabile, gravata da insufficienza cardiaca. Era stato ricoverato qualche giorno prima dell’intervento per la preparazione adeguata, ed era in condizioni abbastanza stabili, nel contesto di una malattia cardiaca importante.»

Gli scenari futuri per questo nuovo trattamento?

«Questa procedura apre una nuova frontiera per tutti quei pazienti che altrimenti non potrebbero essere trattati, che hanno una prognosi infausta e che grazie all’impianto della valvola con catetere risolvono un problema di grande rilievo. Il futuro si sta muovendo in questa direzione, molto probabilmente fra una decina di anni tutte le valvole saranno cambiate in questo modo.»

Quale il futuro della Cardiochirurgia convenzionale?

«Queste metodiche vengono eseguite in una sala di emodinamica ibrida, con l’aiuto dei cardiochirurghi, per i quali rimane uno spazio enorme di trattamento. Stiamo parlando di valvole in pazienti inoperabili perché la chirurgia della valvola mitrale, quando è praticabile, rappresenta il gold standard, cioè la terapia migliore.»

In che condizioni si trova ora il paziente?

«Il paziente è sveglio e speriamo di mobilizzarlo domani, quindi l’intervento è andato benissimo.»

Dato l’eccezionale intervento, abbiamo approfondito l’argomento raccogliendo anche la testimonianza del Dott. Angelo Giuffrida, Direttore F.F. della Struttura Complessa di Cardiochirurgia.

Ci può descrivere tecnicamente la procedura?

«Questo tipo di procedura che è stata realizzata a Catania, per la prima volta in Italia, rappresenta l’avanguardia nel mondo della Cardiologia e Cardiochirurgia, cioè un impianto su valvola nativa malata di una protesi cardiaca. Già in passato, sempre qui nel nostro centro, insieme al Prof. Tamburino abbiamo eseguito delle procedure all’interno di una protesi disfunzionante a livello mitralico. Diversamente da allora, in questo caso l’endoprotesi è stata messa all’interno di una valvola nativa. In particolare la procedura si è realizzata in due momenti precisi: il primo ha previsto l’impianto di un anello sottovalvolare mitralico; il secondo, attraverso un approccio transapicale, quindi attraverso la punta del ventricolo sinistro, ha previsto l’impianto della protesi vera e propria.»

Il ruolo del cardiochirurgo nel futuro?

«La figura del cardiochirurgo nei prossimi anni sarà sempre la stessa, nel senso che esisterà sempre il cardiochirurgo che lavorerà a fianco del cardiologo, perché qualsiasi procedura viene effettuata in questa nuova sala definita ‘ibrida’ che prevede la presenza non solo cardiologica, ma anche chirurgica, soprattutto nei casi in cui si possono avere delle complicanze che richiedono l’ausilio della circolazione extracorporea per intervenire tempestivamente. Per me, l’immagine del cardiochirurgo nel prossimo futuro, è un tipo di figura a metà: cardiochirurgo e cardiologo nello stesso tempo, cioè una figura che non rappresenta né l’uno né l’altro, ma una figura a 360 gradi, dove il nuovo professionista oltre ad avere una preparazione scientifica su base anatomica e chirurgica possiede anche una qualifica e un’esperienza per quanto riguarda il cateterismo cardiaco.»

Questo tipo di intervento rappresenta l’ennesima testimonianza del grado di eccellenza della Cardiologia interventistica del Dipartimento di Emodinamica dell’Ospedale Ferrarotto di Catania, che si sta ormai configurando come un vero e proprio centro di riferimento a livello nazionale nell’ambito dell’impianto percutaneo di valvole cardiache. Il Prof. Tamburino infatti era già stato il primo in Italia a eseguire l’impianto di valvola biologica aortica per via esclusivamente percutanea su pazienti inoperabili. Una vera eccellenza nazionale.

Clemente Cipresso

Comments

  1. Purtroppo bisognerebbe anche aggiungere che l’equipe del professore Tamburino ha eseguito l’indomani un secondo intervento e che la paziente non è tornata a casa coi suoi piedi
    Quindi su due interventi effettuati uno si è l’altro no
    L’altro purtroppo era mia madre che è entrata in ospedale coi suoi piedi e me l’hanno tornata dentro un sacco
    Questo non vuol dire che non sia un intervento da fare ma che comunque è un intervento da valutare con attenzione perché i rischi di non riuscita in questi pazienti così a rischio ci sono e non sono pochi ….il 10% che hanno riferito a mia mamma ma più elevati