Salute. Troppo tempo davanti al computer? Attenti alla postura

MILANO – Il videoterminalista, ovvero colui che lavora al videoterminale (VDT) per almeno 20 ore settimanali dedotte le pause ergonomiche previste per legge, è probabilmente la mansione più diffusa in Italia. Secondo l’ANMA (Associazione Nazionale Medici d’Azienda) si stima che gli operatori di questo tipo siano almeno 16 milioni. Il numero aumenta notevolmente, sino quasi a raddoppiare se a questi si aggiungono coloro che utilizzano il computer durante l’attività lavorativa per meno di 20 ore settimanali.

Uno dei problemi più importanti che il videoterminalista deve affrontare è la corretta postura. Al riguardo, abbiamo approfondito l’argomento con la Dott.ssa Arianna Pavesi, Medico Chirurgo Specialista in Medicina del Lavoro, specialista ambulatoriale presso l’INAIL di Milano.

Cosa intendiamo per corretta postura al videoterminale?

«Generalmente prima di iniziare a guidare regoliamo il sedile e gli specchietti dell’auto, la stessa cosa deve essere fatta quando ci sediamo alla nostra postazione di lavoro, poiché la corretta postura al videoterminale deriva dall’adeguamento della postazione di lavoro alle caratteristiche dell’operatore.»

In cosa consiste esattamente?

«Possiamo definire corretta la postura di un lavoratore che opera tenendo la testa leggermente inclinata in avanti: l’asse visivo deve essere leggermente inclinato verso il basso rispetto al piano orizzontale; il tronco in posizione prossima a quella verticale: con un angolo di 90° rispetto all’asse delle cosce, il busto non deve essere piegato in avanti; gli avambracci appoggiati sul piano di lavoro: ricordatevi di posizionare la tastiera almeno a 10 cm dal bordo del tavolo; le braccia devono poter essere appoggiate comodamente sul piano di lavoro e tra il braccio e l’avambraccio dovrebbe essere garantito un angolo di almeno 90°. Le gambe devono trovarsi in condizioni di riposo e non devono essere accavallate poiché i piedi devono essere appoggiati comodamente sul pavimento in modo che l’angolo tra coscia e gamba sia di 90°. Ausili quali un poggiapiedi o la possibilità di regolare la seduta e il monitor del VDT in profondità e altezza portano all’adozione della corretta postura.»

Quali sono gli effetti sull’organismo derivanti dall’utilizzo dei videoterminali?

«Gli effetti sull’organismo riguardano la possibilità di sviluppare patologie a carico dell’apparato muscolo-scheletrico, conseguenti all’adozione di posture incongrue, all’affaticamento fisico e alle condizioni ergonomiche, ma anche al modo scorretto di digitare i tasti o di utilizzare il mouse; disturbi della vista e degli occhi come la cefalea, la rigidità nucale, il bruciore e la lacrimazione degli occhi; e ancora dolori in corrispondenza di spalle, braccia, polsi e mani, affaticamento mentale e stress da lavoro correlato.»

Può diventare una patologia stare seduti in modo scorretto davanti a uno schermo?

«L’adozione di posture incongrue al VDT può portare allo sviluppo di malattie professionali da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore, quali la sindrome del tunnel carpale, tendinopatie del distretto mano-polso, ma anche patologie meno note come la sindrome pronatoria dell’arto superiore per overusing da mouse. O ancora patologie come la scoliosi e le discopatie, che possono peggiorare o divenire sintomatiche.»

Quali sono le precauzioni che possono migliorare l’equilibrio?

«L’attenta valutazione dell’ergonomia del posto di lavoro e dell’utilizzatore, anche del soggetto con disabilità, portano a un netto miglioramento della qualità dell’attività lavorativa, poiché si evita l’insorgenza di patologie e sintomi a lungo andare invalidanti. È dunque importante da parte del datore di lavoro provvedere a fornire ai lavoratori una corretta postazione di lavoro: le sedute rotte in particolare devono essere prontamente sostituite, mentre i lavoratori devono effettuare le pause ergonomiche e prestare attenzione all’adozione di una corretta postura.»

Altri obblighi del datore di lavoro?

«Il datore di lavoro deve valutare i rischi per la vista e per gli occhi, per l’apparato muscolo-scheletrico e l’affaticamento mentale derivante dall’utilizzo del videoterminale, inoltre devono essere valutate le condizioni ergonomiche delle postazioni di lavoro e l’igiene ambientale degli ambienti di lavoro. Il datore di lavoro deve altresì provvedere alla formazione e informazione dei lavoratori, esigere il rispetto da parte dei lavoratori delle misure di tutela stabilite e sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria.»

E quelli del dipendente?

«Il dipendente deve effettuare le pause ergonomiche previste per legge: interruzione o cambio dell’attività della durata di 15 minuti ogni 120 minuti di lavoro al videoterminale; adottare una corretta postura durante l’attività lavorativa e sottoporsi a sorveglianza sanitaria preventiva e periodica, nonché rispettare eventuali prescrizioni e/o limitazioni emanate dal Medico Competente.»

Perché per molti lavoratori è complesso mettere in pratica una corretta postura?

«In realtà sono necessari pochi giorni di impegno, meglio se da parte di tutti i lavoratori, per cambiare un’abitudine; e qualche altro giorno per rendere automatico per il nostro cervello il nuovo schema acquisito. Semplici, ma efficaci esercizi fanno sì che disturbi a carico dell’arto superiore o della vista migliorino nettamente, e tutti, anche i manager più impegnati, possono trovare il tempo per effettuarli, perché richiedono davvero pochissimo tempo»

La figura del videoterminalista dunque è una figura professionale in continua evoluzione, impegnata in ambiti lavorativi che cambiano rapidamente. Il videoterminalista sarà sempre più connesso, con inevitabili effetti sulla salute, apparentemente inattesi, in realtà prevedibili, a carico dell’apparato nervoso, oculo-visivo ed ergonomico-biomeccanico. L’attenzione deve essere posta sugli aspetti preventivi e formativi del personale. Inoltre l’attività di sorveglianza sanitaria è fondamentale per la diagnosi precoce delle patologie muscolo scheletriche, visive e neuropsicologiche, e per il monitoraggio dell’evoluzione della patologia qualora già presente.

Clemente Cipresso

Clemente Cipresso

Classe ’83, una passione per l’innovazione e le tecnologie. Perfusionista di cardiochirurgia si occupa, nel tempo libero, di Public Health e divulgazione scientifica.
Clemente Cipresso