Salute del cuore. In futuro bypass senza chirurgia

COLUMBUS – In un recentissimo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista PLoS Biology, i ricercatori della Cleveland Clinic, in Ohio, hanno scoperto come una proteina chiamata AGGF1 possa innescare la crescita di nuovi vasi sanguigni, bypassando efficacemente i vasi sanguigni bloccati. Come molti già sanno, per i pazienti con grave malattia coronarica, l’intervento chirurgico di bypass può ridurre il rischio di infarto e migliorare la qualità complessiva della vita. Ora i ricercatori segnalano la possibilità di un nuovo trattamento che può essere ancora più vantaggioso, senza l’intervento chirurgico.

Secondo le ultime ricerche, la proteina AGGF1 potrebbe rappresentare un promettente trattamento per la malattia coronarica e l’infarto. La malattia coronarica è la forma più comune di malattie cardiache nel mondo, responsabile di milioni di decessi ogni anno. La condizione si verifica quando la placca che si accumula nelle arterie coronarie comincia a bloccare parzialmente o completamente il flusso di sangue ricco di ossigeno. Questo blocco può causare infarto; angina, forte dolore al petto; e nello stesso tempo insufficienza cardiaca.

Il processo mediante il quale nuovi vasi sanguigni crescono è chiamato angiogenesi ed era già noto da tempo che la proteina AGGF1 promuovesse questa attività. I ricercatori ritengono fondamentale comprendere i meccanismi con cui AGGF1 innesca l’angiogenesi, in modo da mettere in atto un nuovo trattamento per la malattia coronarica, infarto e altre malattie ischemiche: “l’angiogenesi terapeutica”. Per questo ultimo studio infatti, i ricercatori della Cleveland Clinic in primo luogo hanno esaminato come AGGF1 interagisse con le cellule endoteliali umane, che sono le cellule che formano nuovi vasi sanguigni. Il team ha scoperto che le cellule endoteliali hanno dimostrato proprietà di “autofagia” ovvero un processo naturale attraverso il quale il corpo elimina residui indesiderati, come a esempio le tossine o componenti cellulari danneggiate. Successivamente è stato scoperto come il bisogno di autofagia promuovesse in sostanza la crescita di nuovi vasi sanguigni. Per confermare ulteriormente la loro teoria, sono stati studiati topi geneticamente modificati: i topi, trattati con la proteina AGGF1, hanno mostrato un’aumentata autofagia e conseguente sviluppo di angiogenesi, un aumento della sopravvivenza delle cellule del cuore e meno cicatrici del tessuto dopo presunti attacchi di cuore. Per di più, la struttura cardiaca sottoposta al trattamento è risultata migliorata. Questa scoperta fornirebbe ulteriori prove che l’autofagia è necessaria per innescare l’angiogenesi.

Il processo attraverso il quale l’autofagia induce angiogenesi rimane poco chiaro, i ricercatori sostengono che i loro risultati gettano luce su come AGGF1 possa essere utilizzato per formare nuovi vasi sanguigni, aprendo la strada per il bypass al cuore non chirurgico. In conclusione, questi dati mostrano che mantenere o aumentare l’autofagia potrebbe rappresentare una strategia altamente innovativa per l’efficacia dell’angiogenesi terapeutica.

Clemente Cipresso

Classe ’83, una passione per l’innovazione e le tecnologie. Perfusionista di cardiochirurgia si occupa, nel tempo libero, di Public Health e divulgazione scientifica.
Clemente Cipresso

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