Musica. A Eboli torna Disorder

EBOLI – Dal 17 al 20 agosto 2017, all’interno dell’Arena di Sant’Antonio nel centro storico della città di Eboli, in provincia di Salerno, si celebrerà la VII edizione di Disorder, il Festival indipendente di musica e autoproduzioni. L’evento è organizzato da Macrostudio.

La responsabile degli allestimenti del festival è Daniela Cardiello, che al riguardo risponde alle nostre domande.

Cosa è Disorder?

«Disorder è un grande contenitore di esperienze, che all’apparenza possono sembrare l’una molto lontana dall’altra, ma che sono state studiate accuratamente dagli organizzatori nel corso di questi setti anni e che si arricchiscono di nuove proposte edizione dopo edizione».

Come nasce il festival?

«Il festival nasce nel 2010 con il nome di Disorder Beer Fest – fermentazioni di un festival – perché, proprio come la birra, il Festival avrebbe acquisito carattere nel corso del tempo; la fermentazione delle idee ha portato l’anno successivo a un cambio di immagine, e il nome si è sintetizzato in Disorder. La scelta del nome può essere esemplificata dalla bellissima frase di Leo Loganesi: “La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria”».

Quali sono le sue finalità?

«L’obiettivo della manifestazione è la promozione di artisti indipendenti, partendo dalla musica e toccando altri segmenti espressivi tra cui l’editoria, l’arte cinematografica, le produzioni artigianali e artistiche in generale. I partecipanti al Festival hanno la possibilità, durante i 4 giorni della manifestazione, di soggiornare in campeggio e visitare le bellezze della città di Eboli e del territorio circostante, compreso all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini. Ci piace pensare che Disorder in quei giorni diventi una vera e propria famiglia sviluppando la socializzazione e l’aggregazione di tutte le persone coinvolte nella manifestazione, ed è questo forse uno dei risultati più grandi».

A chi è rivolto?

«Disorder è rivolto a tutte le persone che amano le scoperte. Ogni anni cerchiamo di arricchire l’offerta del Festival grazie alle collaborazioni con realtà a noi molto vicine, che potremmo definire amiche. Il target di età maggiormente presente è quello giovanile, come per la maggior parte dei Festival, ma siamo molto felici quando vediamo un bambino ballare sotto il palco. Cerchiamo di coinvolgere tutte le tipologie possibili, l’adolescente, le famiglie e le persone adulte».

Vantaggi per il territorio?

«Eboli, come qualsiasi città del Sud Italia, vive una condizione di stasi sociale e culturale. Nel nostro piccolo abbiamo cercato di abbattere questa condizione. L’evento si svolge ad Agosto per una ragione precisa, e forse all’inizio involontaria, ma che ha acquisito nel corso del tempo maggiore importanza. Agosto è il mese in cui i residenti che vivono in altre parti d’Italia o all’estero e gli studenti fuori sede tornano in città per le vacanze. L’obiettivo iniziale, come citato in precedenza, era l’aggregazione di una comunità, ma poi l’evento è cresciuto in questi sette anni e siamo stati ben contenti di ospitare e confrontarci con un pubblico proveniente da realtà sia limitrofe che lontane. Per lo stesso motivo cerchiamo di effettuare delle scelte eterogenee anche in campo musicale. Sul palco infatti si esibiranno artisti locali e non».

Eventi futuri?

«Disorder è la conclusione del lavoro annuale degli organizzatori, alla fine del Festival ci mettiamo subito in moto per realizzare quello dell’anno successivo. A parte piccole collaborazioni con realtà amiche, organizziamo una ‘one night’ il 25 Dicembre che prende il nome di A M E N che è volta essenzialmente alla scoperta della musica elettronica».

In questo video, diretto dalla talentosa Valeria Gaudieri, il promo del festival.

Michele Calamaio

Michele Calamaio

Napoletano, classe '94, con una forte passione per la scrittura. Laureando in Lingue e Culture Straniere presso l’Università degli Studi di Urbino, spera che le lingue un giorno gli possano far vedere il mondo da una prospettiva diversa, assaporando il vero senso della vita anche attraverso l’aiuto di inchiostro e penna.
Michele Calamaio

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