Intervista al mentalista Francesco Tesei, a Napoli il 16 maggio con “The Game”, il suo nuovo spettacolo

NAPOLI – Arriva al Teatro Augusteo di Napoli Francesco Tesei. Il mentalista sarà in scena il 16 maggio con il suo nuovo spettacolo: “The Game”.

Francesco Tesei nasce artisticamente come illusionista, diventa mentalista in un secondo momento: un cambiamento spinto dalla volontà di aggiungere all’illusionismo una componente psicologica e comunicativa. Al riguardo, Francesco Tesei ci ha rilasciato un’interessante intervista per chiarire i concetti di questa particolare e ‘potente’ forma d’arte.

Salve Sig. Tesei, in cosa consiste il potere della mente?

«Bella domanda, ho scritto un libro che si intitola proprio “Il potere è nella mente”. Quando si parla di potere c’è sempre un rischio, soprattutto per un mentalista, perché può essere equivocato. Da 6 anni dico nei miei spettacoli che non ho poteri paranormali, è una mia scelta quella di chiarire questo concetto, dico questo perché altri colleghi costruiscono personaggi intorno al paranormale. Il mio mentalismo invece è in chiave psicologica, anche se è sempre presente una componente di illusionismo. Io in scena voglio meravigliare, il potere consiste nell’intuire le scelte di una persona, magari attraverso il linguaggio del corpo.»

Un mentalista ha tutto sotto controllo. Perché sentiamo l’esigenza di controllare tutti gli eventi della nostra vita?

«Perché ovviamente ci tranquillizza avere cose sotto controllo. Ma da mentalista, più che avere il controllo, più del desiderio di avere controllo sugli altri, mi affascina il ‘controllo’ in sè, cioè mi affascina capire come avere il controllo sugli altri, e il controllo sugli altri posso averlo solamente avendo il controllo sulla mia persona stessa.»

A proposito, lei come gestisce le sue difficoltà?

«Cercando di mettere in pratica quelle piccole esperienze maturate sul lavoro: io non sono governato dalla paura, e credo che derivi, mi vien da dire, dalla fortuna, la fortuna di essere cresciuto in una famiglia senza troppe paure, sopratutto senza paura dell’altro. Per questo io sono cresciuto con la curiosità, la curiosità di conoscere l’altro, proprio ciò mi ha portato alla passione del mentalismo, cioè la curiosità.»

Ha portato il mentalismo in televisione, dove tutto è finzione, cosa pensa di questi show?

«Il rischio della televisione è che la gente possa pensare sia finzione, allora io posso dire: amico, se pensi questo, io ti aspetto a teatro. E’ un invito, magari sarai proprio tu a giocare con me, visto che io faccio salire il mio pubblico sul palco proprio per far vedere dal vivo che non è finzione, quindi è vero che la televisione può far sparire un po’ di magia, però è anche un modo per farsi conoscere. Il teatro invece è vero, uso la parola ‘vero’ perché il mentalismo non è magia, ma psicologia con una componente di inganno. Quindi invito tutti gli amici telespettatori a venire a teatro per constatare di persona che è tutto vero. Perché con i miei spettacoli io voglio lasciare a bocca aperta il mio pubblico, come fanno i maghi, ma dando un tocco di realtà. Quindi voglio creare la curiosità nelle persone, facendole ragionare. Gli spettatoti dovranno chiedersi: “chissà come avrà fatto?”, perché il mio è un gioco psicologico, non è magia.»

Il 16 maggio “The game” a Napoli, ma è una specie di sfida alla fortuna?

«Sì, io penso che ai napoletani, essendo molto scaramantici, il tema della fortuna possa stuzzicare, lavorando sulla chiave psicologica di questa componente. A Napoli sarà l’ultimo show: dopo gli ultimi spettacoli molte persone, che hanno assistito dal vivo, mi hanno scritto dicendomi che hanno cambiano la propria visione della vita sulla componente della fortuna. Il mio intento è stato quello di creare uno spettacolo per far ‘gasare’ il pubblico: non voglio fare il ‘guru’, non posso dare delle risposte. Molte volte siamo condizionati da chi ha potere, soprattutto in questo periodo. Crediamo di essere manipolati da piccole cerchie. Pensiamo che ci siano complotti nel mondo, ma questo non è nelle mie corde, anzi faccio un discorso quasi opposto, cioè io invito a riflettere sulle responsabilità che abbiamo nei confronti di tutti, poiché molte volte noi scarichiamo le responsabilità sempre sull’altro. Sono fortunato, non sono fortunato, questo è il tema del mio ultimo spettacolo. Una persona può dire sono o non sono fortunato, ma soprattutto sa che esiste. Però se ci riflettiamo allo specchio, dall’altro lato la nostra immagine riflessa ci indica che la fortuna non esiste, perché siamo noi a crearla. Attraverso questo specchio possiamo creare un gioco affascinante, un mix tra realtà e superstizione.»

Allora ci vediamo a teatro. Vuole salutare i nostri lettori?

«Saluto con piacere i lettori di Crudiezine. Io amo il pubblico napoletano, che è caloroso, simpatico, e soprattutto sono curioso di vedere le reazioni che avranno intorno al tema della fortuna. Essendo i miei spettacoli molto interattivi, li invito tutti a partecipare allo show che si terrà al Teatro Augusteo di Napoli il 16 maggio.».

Stefano Colasurdo

Classe '91, diplomato al liceo scientifico e laureando in scienze politiche all’università Orientale di Napoli. Le sue grandi passioni sono la scrittura, lo sport e la storia. Determinato, volenteroso, ama il giornalismo e la Verità.
Stefano Colasurdo

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