Cari lettori,

con la rubrica “In Ascolto” intendiamo offrire uno spazio di ascolto, un luogo virtuale di consulenza psicologica e incoraggiamento su temi reali di vita quotidiana. Ogni volta un tema diverso selezionato su cui discutere, ma anche uno spazio per chiedere aiuto.

Risponderà alle vostre lettere, cercando di condurvi per mano alla ricerca di una soluzione, la psicologa Serena Costantino.

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la Redazione.

 


 

#1 – Imparare a dialogare con il cuore.

Sai che dialogare con il cuore accade di rado? Siamo convinti di parlare quotidianamente, più o meno tanto, con un buon numero di persone, in casa, in famiglia, sul luogo di lavoro, con gli amici, fidanzati, e tutte le persone con cui interagiamo quotidianamente.

Attenzione, ho scritto “parlare”, non “dialogare”, perché se dico dialogo tu a cosa pensi? Parlare, chiacchierare, fare conversazione. Ecco, no, dialogare, contrariamente a quello che possiamo credere, è qualcosa che avviene raramente, in quanto gran parte del dialogo è basato sull’ascolto.

Tu sai ascoltare? Molti si lamentano di non essere ascoltati, ma quanti sanno ascoltare davvero? Tu ne sei capace? Spesso fraintendono le tue parole o si ascolta solo una parte di quello che magari con difficoltà cerchi di trasmettere, così l’altro si fa un idea sbagliata di te e con tale idea resta, e a lungo andare succede che interagisci con una persona immaginaria che esiste solo nella tua testa, non con la persona reale.

Dialogare vuol dire intraprendere un viaggio nel cuore dell’altro, non è facile, richiede sforzo, impegno e allenamento, richiede imparare l’arte dell’ascolto che non si limita ad ascoltare l’altro, ma anche se stessi mentre l’altro parla: è importantissimo perché mentre l’altro parla suscitano in noi una serie di pensieri, immagini mentali, emozioni: ascoltiamole!

Il segreto per la riuscita di un buon dialogo è avere a cuore veramente ciò che l’altro pensa, ciò che l’altro sente. E’ guardarsi negli occhi, perché gli occhi parlano e non possono mentire. Significa osservare tutta una serie di cose che ci permettono di arrivare a una comprensione reale dell’altro e nello specifico sono: il tono di voce, lo sguardo, la postura, il modo in cui si muove, il sorriso, ma analizziamoli nello specifico.

Il tono di voce: la voce è il principale canale del dialogo verbale. Se abbiamo un tono di voce arrabbiato, l’altro ci risponderà probabilmente con altrettanta arroganza; mentre una voce calma, pacata, suadente, dolce, riuscirà a diffondersi nell’aria come un canto e a farsi ascoltare. Una frase cambia di impatto e significato sul nostro interlocutore a seconda del tono di voce che usiamo.

Lo sguardo: gli occhi sono la prima cosa che notiamo in una persona, non mentono; nelle persone timide comunicano quello che le parole non riescono a trasmettere. Uno sguardo è capace di infonderti paura, accoglienza, brividi di passione e tanto altro, possiamo sperimentare semplicemente con uno sguardo. Mantenere uno sguardo a lungo, un contatto visivo, è difficile, ci si imbarazza, e si nasconde l’imbarazzo in risatine soffocate. Mentre se soltanto provi a reggerlo quello sguardo, si possono apprendere tante informazioni che le parole mascherano.

La postura: è un altro aspetto che può dare informazioni sulla persona che abbiamo di fronte. Una postura con spalle incurvate può trasmettere insicurezza, mentre spalle larghe petto in fuori delineano affermazione di sé. Tenere le braccia conserte indica voglia di proteggersi, mentre lasciarle cadere lungo i fianchi può essere simbolo di apertura.

Il modo in cui si muove: i gesti, il modo di stare seduti, possono essere indicatori del dialogo non verbale che ci permette di capire altre cose. Ad esempio una persona che gesticola molto può essere molto comunicativa, può denotare ansia o al contrario voglia di farsi capire. D’altronde i gesti che accompagnano le parole possono avere una funzione di sottolineatura o di porre enfasi su particolari concetti.

Il sorriso: un proverbio buddista dice che il sorriso è la causa e non l’effetto della felicità. Osservare il sorriso di una persona è importante, ma ancora di più lo è guardare gli occhi di una persona che sorride; se gli occhi non accompagnano il sorriso questo non è autentico. Sorridere soprattutto quando non si trovano le parole può essere un ottimo modo per iniziare un dialogo, per infondere coraggio in situazioni disperate o per rompere il ghiaccio dopo un litigio.

Tutti questi aspetti sono ciò che ci permette di ascoltare una persona e quindi di stabilire un dialogo. Il modo migliore per stabilire un buon dialogo paradossalmente consiste spesso nell’imparare ad ascoltare anche i silenzi dell’altro: spesso ci riempiamo la bocca di chiacchiere per riempire i vuoti, senza ottenere risultati soddisfacenti. Un senso di solitudine ci pervade e andiamo via pensando: ”Non capisce niente!”. Ma se provassimo a restare entrambi in silenzio, per ascoltarlo? Le persone che sanno stare in silenzio sono quelle il cui legame è più vero, più profondo e spesso anche più duraturo.

Imparare a dialogare significa dare valore al dialogo fisico, ai piccoli gesti come il sorriso, una stretta di mano, una carezza sulla guancia, un abbraccio. In modo specifico, lo conosci il valore degli abbracci e la loro valenza comunicativa? È poco nota, ma non per questo meno alta: un abbraccio è il gesto più semplice, ma non tutti lo sanno fare, perché donare un abbraccio, come un sorriso, è donare un piccolo pezzo di se stessi all’altro. È dare accoglienza, calore e amore. Con queste piccole attenzioni non c’è dialogo che non possa avere successo e trasformarsi in una danza di cuori.

Il dialogo è lo strumento principale della persona e su di esso si basano le relazioni umane. Impara l’arte del dialogo e vedrai che la qualità della tua vita relazionale andrà incontro a un miglioramento sempre maggiore.