Il Venezuela oggi. Intervista esclusiva con l’Ambasciatore Julián Isaías Rodríguez Diaz

ROMA – Aggressioni militari, finanziamento di gruppi mercenari e sovversivi, manipolazione dei mercati e dei cartelli economici, sono solo alcune delle tecniche utilizzate dall’amministrazione statunitense per destabilizzare paesi sovrani ‘non allineati’ in tutto il mondo. Anche in America Latina, in Venezuela, la vittoria del MUD, Mesa de la Unidad Democrática, partito d’opposizione filo statunitense e antichavista, ha inaugurato a partire dal 7 dicembre 2015 un nuovo orientamento governativo, nettamente in contrasto con le precedenti politiche Chaviste, miranti alla nazionalizzazione delle risorse petrolifere e alla limitazione delle speculazioni occidentali.

La crescente ingerenza statunitense nelle politiche venezuelane è stata più volte denunciata pubblicamente, oggetto di numerose interrogazioni parlamentari, ma l’aggressività statunitense continua a intralciare il governo dell’attuale presidente venezuelano Nicolás Maduro, imponendo embarghi e sanzioni che limitano l’erogazione di servizi pubblici e la distribuzione di beni di prima necessità.

In precedenza il Cile, Cuba, ma anche Libia e Siria, sono storici esempi che permettono di capire l’attuale scenario geopolitico mondiale, che vede contrapposti al monopolio statunitense lo schieramento di paesi come la Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, il Vietnam e la Corea del Nord, intenzionati a resistere contro le ingerenze americane sulle sovranità popolari. Al riguardo, per meglio comprendere la situazione odierna in cui versa il Venezuela, abbiamo intervistato l’ex vice presidente Julián Isaías Rodríguez Díaz, attualmente Ambasciatore presso gli uffici di rappresentanza venezuelana di Roma.

L’attuale situazione politica e sociale in Venezuela?

«Dal punto di vista politico il Venezuela è uno Stato perseguitato dagli Stati Uniti d’America, perché ha dichiarato la sua sovranità; perché aspira all’integrazione dell’America Latina, nonostante non ci siano trattati di libero commercio esistenti con gli USA; e soprattutto perché amministra le sue riserve di petrolio autonomamente attraverso Petrocaribe.
Questi tre peccati hanno portato, dal 2002, a un colpo di stato continuato, che in seguito alla morte di Chavez si è inasprito attraverso l’uso della tecnologia e il perfezionamento della strategia invasiva, dopo aver architettato l’assassinio di Salvador Allende in Cile. Grazie all’appoggio di un settore dell’opposizione venezuelana, sono riusciti a creare uno scontro istituzionale tra il Parlamento e il Tribunale Supremo di Giustizia. Allo stesso tempo, grazie a un oligarchia senza identità, che ha in mano la distribuzione degli alimenti in Venezuela, sono riusciti a far scarseggiare i prodotti basici in tutto il paese, nascondendo gli articoli di prima necessità e rincarando i prezzi, adesso inaccessibili, dei pochi prodotti che ancora vengono distribuiti. Tutto ciò ha provocato una situazione di tensione sociale, di aggressività, gestita da delinquenti mercenari, oltre che uno stato di guerra diplomatica e di comunicazione che è quasi peggiore delle bombe scagliate contro Nagasaki e Hiroshima. In breve, è questa l’attuale situazione politica e sociale del Venezuela.»

Quali manovre economiche il Governo si propone di attuare per far fronte alle difficoltà che sta attraversando il paese?

«Una misura immediata è stata ristabilire il prezzo del petrolio, in 40 giorni i prezzi sono aumentati da 24,53 $ a 40,68 $ e continueranno ad aumentare perché la strategia (americana) del fracking (Tecnica per migliorare la produttività di un pozzo di petrolio fratturandone le rocce – ndr) attuata contro Russia, Iran e Venezuela è stata fallimentare. Una seconda misura è stata quella di diversificare la produzione, in particolar modo quella agricola, proteggendo così ciò che avevamo dimenticato.
Abbiamo aumentato l’esportazione di alcuni prodotti non petroliferi e stiamo controllando la distribuzione alimentare sovvenzionata dai CLAP, ovvero i Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione, che hanno permesso la distribuzione di prodotti alimentari direttamente ai cittadini. Attualmente esistono 1.500 Comitati e si trovano in alcuni comuni del paese. I CLAP sono strutture del potere popolare organizzato, sono organizzazioni basiche nella lotta contro la guerra economica che è stata dichiarata contro di noi con il crollo del prezzo del petrolio.»

Cosa minaccia la realizzazione di questi piani del Governo?

«Grazie alla presenza di una diplomazia implacabile, è stato creato un embargo simile a quello di Cuba, ma senza alcuna dichiarazione ufficiale. Minacce costanti che tentano di dipingerci, in modo estremamente ridicolo, come se fossimo i nemici della stabilità degli Stati Uniti, un paese che non potrebbe essere destabilizzato neanche dalla somma di tutte le armi del mondo, contando anche sull’appoggio dei suoi avversari e degli amici più intimi delle loro politiche. Una campagna, organizzata usando i mezzi di comunicazione, descrive uno scenario come quello dell’invasione della terra da parte del pianeta Marte che, nella notte del 30 ottobre 1938, rese famoso Orson Welles tra milioni di ascoltatori statunitensi. Gli Stati Uniti mostrano come, anche noi, siamo atterrati qui sulla terra e abbiamo contaminato l’aria con gas tossici. Sì, è come se ci trovassimo nel romanzo di fantascienza “La Guerra dei Mondi” di H.G. Welles.»

Previsioni per il futuro?

«Resistere! Come hanno fatto Vietnam e Cuba. Il mondo prima o poi capirà che dal punto di vista geopolitico gli Stati Uniti cercheranno di recuperare a tutti i costi quello che è stato denominato come il suo “giardino di casa”, per il timore della crescente potenza economica della Cina e di una sua eventuale alleanza con la Russia e l’Iran, per sopravvivere al potere assoluto dell’impero nordamericano. Ma il Venezuela non è più il “giardino di casa” degli Stati Uniti, e mai più lo sarà. Gli Stati Uniti possono riuscire a instaurare colpi di stato in Honduras, Paraguay e Brasile. Possono vincere parzialmente le elezioni in Argentina e in altri paesi. Possono cercare di ingannare il mondo con supposte riflessioni e rettifiche sulla questione di Cuba, ma l’America Latina non sarà mai più il cagnolino addomesticato e obbediente di questo paese. La Nostra America ha assaporato l’identità e sa cosa significa per il suo popolo avere la sovranità, poter gestire e avere la proprietà delle proprie risorse e l’integrazione. Neppure con la complicità bastarda dei settori più conservatori di un’Europa, che ha perso la sua leadership nel mondo, potranno cancellare dalla memoria del continente latinoamericano l’indipendenza che si sono guadagnati attraverso la coscienza della resistenza e della dignità.»

Chris Barlati

Comments

  1. Le interviste by Chris Barlati sono sempre molto interessanti … stavolta mi chiedo come abbia fatto a scovare addirittura l’ex vice presidente del Venezuela Julián Isaías Rodríguez Díaz, il quale ci fa un resoconto molto lucido dell’attuale situazione del paese. Oggi la sempre più crescente ingerenza statunitense nelle politiche venezuelane, anche se ha imposto embarghi e sanzioni che danneggiano fortemente il paese, non viene percepita a livello globale, dalle masse occidentali di spettatori della società dello spettacolo … eppure sarebbe molto utile e istruttivo capire le dinamiche geopolitiche del Sud America, perché rappresentano una precisa anteprima di quello che sta succedendo in Eurozona, creatura vivente e figlia appunto della volontà distruttrice degli Usa.

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