Economia. Valerio Malvezzi: ”L’Euro è morto. Lo faranno cadere Francia e Germania”

ALESSANDRIA – Possiamo fidarci della nostra banca? Tenteremo di dare una risposta con Valerio Malvezzi, tra i massimi esperti italiani in materia di consulenza bancaria. Ex membro della VI Commissione permanente Finanze e Tesoro presso la Camera dei Deputati, è stato consulente di direzione dell’Amministratore Delegato di Sviluppo Italia S.p.A. e in seguito Presidente della società Garanzia Italia. Docente universitario, nonché Libero professionista, oggi è consulente di direzione di imprese private nell’area del business planning, delle valutazioni di investimenti e del fund raising. Il suo prevalente interesse scientifico e professionale è l’area della Finanza Aziendale. Attualmente gestisce insieme a Massimo Bolla il sito Win The Bank, di cui è Co-fondatore, piattaforma che si occupa di informazione e di consulenza bancaria, apprezzata dagli economisti di fama nazionale per la qualità delle analisi economiche contenute e per i corsi di formazione organizzati dai due fondatori.

Nonostante le inchieste riguardanti i casi Monte dei Paschi di Siena e Banca Etruria, quando si parla di banche non vi è mai sufficiente chiarezza. A cosa dobbiamo l’impenetrabilità delle legislazioni bancarie?

«Non ci si deve soffermare sul singolo caso, ma esaminare nel complesso il sistema italiano. Dobbiamo vedere cosa succedeva nel sistema Italia in molteplici altre realtà bancarie, per capire la mancanza di chiarezza. Come ho spiegato a “LA GABBIA”, e come si legge dalla cronaca, in talune banche italiane la prassi distorta dell’”operazione baciata” nei confronti dei clienti, chiedeva di sottoscrivere azioni della banca stessa in cambio di prestiti, mutui, finanziamenti a tassi anche agevolati. A fronte della richiesta di un finanziamento quindi, la banca concedeva un importo superiore che sarebbe servito a sottoscrivere azioni della banca in questione, ai fini di aumentare il Patrimonio di Vigilanza, nel rispetto dei requisiti patrimoniali sempre più stringenti richiesti dall’impianto di Basilea.
Queste operazioni sono espressamente vietate dal codice civile, come da articolo 2358: “La società non può, direttamente o indirettamente, accordare prestiti né fornire garanzie per l’acquisto o la sottoscrizione delle proprie azioni, se non alle condizioni previste dal presente articolo. Tali operazioni sono preventivamente autorizzate dall’assemblea straordinaria….”. Queste malsane prassi sono finite sotto la lente di ingrandimento della Banca Centrale Europea, e da allora il tema chiarezza è divenuto fondamentale. Taluni si chiedono dove fosse la Banca d’Italia, autorità preposta alla vigilanza bancaria, e dov’era poi la Consob, quando le assemblee di queste banche non quotate aumentavano a dismisura il valore delle proprie azioni, mentre tutte le banche quotate crollavano in Borsa.
Sta di fatto che la chiarezza dipende dal benestare delle autorità preposte alla vigilanza e al controllo. Tra questi, revisori legali, sindaci, ispettori di vigilanza. Si tratta non di un caso riferito a questo o quello istituto, ma a problema sistemico.
La risposta alla impenetrabilità va cercata a monte, nella perdita del nostro diritto alla sovranità monetaria. Quando a capo di tutto il sistema vi sono banchieri privati, tutto il sistema del controllo della vigilanza e della sorveglianza – che discende da tale impostazione – perde di trasparenza, perché si creano le premesse per un conflitto di interessi tra controllato e controllore.»

I legami del governo con le banche, per alcuni sono un chiaro sintomo dell’esistenza degli interessi dell’alta finanza; interessi che si celano dietro la mancata trasparenza e la mancata comunicazione dei corretti rischi speculativi. Per quale motivo un istituto di credito dovrebbe frodare i propri clienti?

«Bisogna capire il contesto economico. I dati italiani mettono in luce le estreme difficoltà che stanno attraversando le banche italiane. Queste, essendo prevalentemente banche commerciali, sono state travolte dagli effetti di tale crisi, cioè dalla successiva crisi economica che ha colpito imprese e famiglie a causa del credit crunch e dell’aumento dell’oppressione fiscale. Sono aumentati sensibilmente i crediti deteriorati, passando da 87 a 330 miliardi, dal 5% al 17% del credito complessivo. Il mondo bancario ha sofferto una pesante riduzione della redditività, con bilanci in “rosso” da diversi esercizi. La politica NIRP, dei tassi di interesse negativi (Negative Interest Rate Policy – ndr) ha avuto poi un impatto devastante sui ricavi tradizionali, ossia quelli derivanti dall’attività di intermediazione, raccolta tramite depositi e concessione di prestiti. Con dei tassi di interesse molto bassi le banche hanno visto ridursi sensibilmente il guadagno sulle operazioni di prestito, con la diminuzione anche del numero di prestiti stessi, portando ai minimi storici il margine sull’attività tradizionale. Ma per capire cosa succederà, occorre capire il futuro. Nel futuro i problemi maggiori con cui la banca dovrà aver a che fare sono principalmente l’avvento delle tecnologie e la riduzione del numero di sportelli. Questi due concetti sono chiaramente connessi, in quanto dall’uno deriva l’altro. Ci troveremo con migliaia di sportelli in meno e soggetti in esubero: per citare un esempio lampante, solo Unicredit prevede 18.000 esuberi entro il 2018. Un’impresa – la banca – la cui forza era basata sulla presenza territoriale, con un forte contatto con i clienti e che per aumentare i clienti riteneva fosse sufficiente aumentare il numero di sportelli, è entrata nell’era digitale. A partire dal nuovo decennio la diffusione pressoché totale di oggetti tecnologici hanno fatto decollare il numeri di clienti che necessitano esclusivamente di servizi di “home banking” e che si recano in filiale esclusivamente 1-2 volte all’anno. La banca non ha quindi alcun interesse a frodare i propri clienti, non diverso da quello di qualsiasi altra impresa che operi nella legalità o illegalità. Va compreso invece che il ruolo tradizionale della banca, che raccoglie soldi mediante i depositi e li impiega mediante concessione di prestiti, e guadagna dallo spread (differenza) tra tasso di raccolta e tasso di impiego, è stato messo in crisi dalla riduzione di tale spread. Due elementi distorti di tale situazione – va ricordato, deviazioni rispetto alla norma – sono state l’usura e l’anatocismo. Prima degli anni ’90 le banche erano solite applicare “interessi uso piazza”, ossia tassi non esplicitati, che facevano riferimento all’“uso comune”; successivamente sono stati introdotti diversi calcoli per stabilire quale fosse l’interesse massimo applicabile dalla banca, suddiviso per forma tecnica di prestito. L’anatocismo fa invece riferimento allo sfasamento temporale nella capitalizzazione degli interessi passivi e di quelli attivi, a danno del cliente. Quando invece una banca faceva uso di “operazione baciate”, queste servivano alla banca per aumentare la propria consistenza patrimoniale, ma tali prassi – illegali – si sono rivelate disastrose per il cliente, incurante della differenza tra investire in un’azione o in un’obbligazione, o tra una società quotata e una non quotata. Altri strumenti – invece legali – utilizzati sono i derivati: l’ingegneria finanziaria ha creato specifici prodotti, venduti agganciati a un mutuo o a un finanziamento, che avrebbero dovuto proteggere il cliente da un aumento dei tassi di interesse, qualora la sua posizione debitoria gli portasse al pagamento di interessi passivi legati a un parametro variabile (es. l’Euribor). Questi strumenti, con una finalità di hedging (copertura) molto utile, piazzati talora dalle banche in conflitto di interessi, si sono rivelati deleteri per i clienti. Teoricamente sono strumenti che dovrebbero consentire al cliente di “guadagnare” quando il tasso sale, e “perdere” quanto il tasso scende: in questo modo la posizione complessiva è immunizzata. Così talvolta non è stato, proponendo contratti non coerenti, con altissime commissioni implicite, di impossibile comprensione per il cliente. Va da sé che tali prassi sono deviazioni rispetto alla normalità di un rapporto. Il legislatore, al fine apparente di tutelare i clienti a comprendere meglio il proprio profilo di rischio-rendimento, ha introdotto l’obbligo di un documento per la valutazione della conoscenza finanziaria dell’investitore, la cosiddetta “Mifid”. Una tutela solo apparentemente, in quanto il documento in questione tutela la banca e non l’investitore. In altri termini, la compilazione di questo documento giustifica la banca e fa cadere l’intera responsabilità di eventuali scelte di investimento sul cliente. La vera innovazione, come da me ricordato anche a SKY TG 24, sarebbe quella di imporre che la “Mifid” sia controllata da un Ente terzo, e non dalla banca stessa, che ha tutto l’interesse a vendere il prodotto. E ritorno così – ancora una volta – sulla questione del conflitto di interesse.»

In un’intervista rilasciata a La Stampa, Mario Monti, Senatore a vita ed economista europeista, ha definito la proposta di referendum per l’uscita dall’Europa come un ”abuso democratico”. Per quale motivo l’uscita dall’Europa spaventa tanto i mercati, l’economia e la stabilità dei grandi istituti di credito?

«Francamente sono più preoccupato dall’abuso dittatoriale, che da quello democratico. Tra l’altro, non comprendo come possa esistere tale contraddizione: o si vive in una democrazia, e allora si interpellano i cittadini, oppure non si vive in una democrazia, e allora il loro parere è irrilevante.
Il punto vero che preoccupa Monti è che i cittadini possano ribellarsi al disegno dell’euro, che è il solo disastroso risultato tangibile dell’Unione Europea. Ogni incertezza può contribuire a destabilizzare e spaventare i mercati, in quanto nasconde rischio. Il rischio, in senso finanziario, non ha necessariamente una connotazione negativa, ma semplicemente implica che un determinato evento possa differire, più o meno, da una situazione attesa. Pertanto ogni cambiamento, di dimensioni globali o più contenute, è seguito da grandissime opportunità ma anche svantaggi.
Il contesto di incertezza non è europeo, ma mondiale: nemmeno la Yellen ha saputo tracciare un cammino sereno all’orizzonte. La Brexit tanto temuta da Monti non sarà l’unico rischio di instabilità, perché il fallimento conclamato della politica neoliberista dilagherà in Europa. Tre giorni dopo il referendum in questione, ci saranno le elezioni in Spagna. Nei principali Paesi europei, in dieci anni il consenso verso l’Unione Europea è passato dall’80 al 47%, secondo una ricerca del Pew Research Center. A catena si potrebbero poi vedere altri cambiamenti radicali in Francia e Italia.
Contro questa temuta democratica reazione popolare, l’unica cosa sostanziale adottata dall’Europa oligarchica è stata l’“Unione Bancaria”, al fine di garantire la stabilità finanziaria nel sistema bancario europeo. Questa si fonda su diversi aspetti: Meccanismo di Vigilanza Unico (la vigilanza a capo della BCE e dell’EBA, assieme alle banche centrali nazionali); il Meccanismo di Risoluzione delle Crisi Bancarie, per evitare che le crisi vengano risolte mediante gli aiuti di stato, in vigore dal 1 gennaio 2016; il Fondo di Tutela dei Depositi (in divenire).
È chiaro che venendo meno l’euro – di fatto l’Europa, perché solo questo ha prodotto – potrebbero venire meno queste forme di cooperazione, ma non solo. Si pensi all’industria del risparmio gestito (fondi comuni di investimento, sicav, fondi chiusi, ecc..), o alle possibilità di raccolta di depositi in stati europei da parte di banche estere. Ciò che è certo è che il capitolo “Europa” non si chiuderà con l’uscita o meno della Gran Bretagna, ma nei prossimi mesi altri paesi, in primis Italia, Francia, Spagna (e forse prima di tutti l’insospettabile Germania) alimenteranno l’incertezza sulle sorti dell’Europa.
A mio parere l’Euro è già morto, perché non può resistere una moneta in assenza di unione politica, che non si è voluta – e non si vuole affatto, da decenni – realizzare. Lo faranno saltare coloro che lo hanno pensato per cinismo politico, e cioè la Francia oppure più probabilmente il soggetto più impensabile: la Germania.
Dal mio punto di vista è però del tutto irrilevante il dibattito sulla moneta. Possono chiamarla euro, o lira, o tallero, o doblone o fiorino. Non è questo il punto nodale. Il punto nodale – che al Prof. Monti non piacerà – è riappropriarsi di due verità tradite: della sovranità monetaria e del diritto di uno Stato sovrano a spendere a debito tale moneta per il benessere del proprio popolo.
Un debito che, avendo la proprietà della moneta – oggi in mano a banche private – lo Stato potrà ripagare perché contratto con sé stesso, nell’interesse democratico del popolo sovrano.»

Chris Barlati

Cresciuto tra racconti di Partigiani, con un nome che non lo rappresenta, si ritrova a scrivere per amor dell'informazione. Amante dei film d'animazione di Miyazaki, attende l'arrivo di Capitan Harlock e della sua anarchia.
Chris Barlati

Comments

  1. La subalternità monetaria non serve solo ad alcuni per questioni finanziarie, ma per imporre politiche antidemocratiche a vantaggio di settori e persone specifiche. Riappropriarsi del controllo democratico della moneta pertanto, non è solo questione economica ma anche politica.
    L’eccesso di polarizzazione reddituale con forme di dipendenza-ricattabilità della maxiclasse economica di quasi poveri, cela una dittatura sempre meno nascosta, fortunatamente. Una speranza ed una via c’è.
    La guerra che stiamo vivendo, manipolata dai media, e incurante di ogni dignità umana, ha nella riappropriazione di una coscienza viva, nella consapevolezza dell’importanza della forza di ciascuno come attrattore di quella altrui, nella ripresa etica, quello che ostacola la controllabilità degli europei.
    Si, anche ripresa etica, che contrasta il modello “predatorio” che si nutre della povertà altrui. E’ accaduto per esempio con il debito africano, creato da prestiti per infrastrutture, cattedrali e miniere che hanno tolto loro pure la proprietà di ciò che creava economia reale; debito creato da cambi e manovrabilità dei cicli economici usando come elastici i tassi di interesse, da parte dalle elites dei 13 del mondo. Ripresa etica che contrasta chi si alimenta di regole premeditate che basandosi sull’asimmetria informativa (solo pochi riescono a prevedere le conseguenze), e corruzione mascherata da lobby, genera abomini sociali di cui ci si rende sempre meno conto, perchè abbiamo ormai deificato liberismo, denaro e potere, come mezzi per il benessere generalizzato. Pensiero unico. Mai più grande menzogna. Etica come mezzo per raggiungere l’ottimo paretiano.
    Svegliamoci!

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