Dolori alla schiena? Diagnosi e trattamenti. Intervista al Dott. Angelo Cavallo

NAPOLI – La lombalgia nei paesi industrializzati colpisce, almeno una volta nella vita, circa l’80% della popolazione. Ogni anno tra il 15 e il 45% degli adulti presenta un nuovo episodio di lombosciatalgia. I dolori lombari inoltre costituiscono una delle principali cause di astensione dal lavoro. Quali sono le principali patologie della colonna vertebrale? Lo abbiamo chiesto al Dott. Angelo Cavallo, specialista in ortopedia e traumatologia, chirurgo ortopedico presso l’Istituto Clinico San Rocco di Ome del Gruppo San Donato.

«Comunemente distinguiamo la colonna vertebrale in più distretti: il tratto cervicale, quello dorsale, quello lombare e quello sacrococcigeo. Ognuno di questi tratti è formato da un numero diverso di vertebre e giustapposte tra una vertebra e l’altra vi sono i dischi intervertebrali, che non sono altro che ammortizzatori e fulcri di movimento. In realtà questa è una suddivisione anatomica, ma non funzionale, in quanto le strutture neurologiche e muscolari si embricano nei diversi distretti ed è per questo che una patologia a carico di uno di questi distretti provoca delle ripercussioni importanti nei restanti distretti. Oggi infatti si tende a guardare la colonna vertebrale nella sua interezza e in associazione agli arti superiori e inferiori identificando quella che è definita postura. La postura infatti rappresenta il risultato del delicato e dinamico equilibrio tra la forza di gravità e la capacità dell’organismo di rispondere a essa.»

Le principali patologie degenerative a carico della colonna?

«Le principali patologie degenerative che possono colpire la colonna sono diverse. Una di queste è la discoartrosi, o degenerazione artrosica delle piccola articolazioni della colonna, che con i loro becchi osteofitosici comprimono le radici nervose. Altra causa è rappresentata dalle ernie discali. Per ernia discale si intende la fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale oltre la parete posteriore dell’annulus, ovvero la guaina che lo racchiude. Questo nucleo una volta fuoriuscito va a comprimere le strutture nervose del midollo vertebrale provocando fenomeni di lombalgia e lombosciatalgia, cervicalgia e cervicobrachialgia, a seconda delle radici nervose compresse.»

La diagnosi?

«La diagnosi viene fatta sulla base dell’esame clinico del medico, che andrà valutare la sede e le caratteristiche del dolore, la presenza di deficit della sensibilità e di deficit della forza. Gli esami diagnostici più appropriati per lo studio della colonna vertebrale sono la radiografia dei diversi segmenti della colonna, dalla risonanza magnetica e dalla la TAC. Questi esami aiutano il medico a comprendere la sede della compressione midollare nonché la sua estensione e gravità. Esistono poi i cosiddetti esami di seconda istanza, che permettono di effettuare la diagnosi differenziale tra le cause del dolore, come la scintigrafia per l’esclusione delle neoplasie, oppure l’elettromiografia utilizzata per studiare meglio la localizzazione del danno neurologico.»

I trattamenti chirurgici più frequenti?

«Gli interventi chirurgici che possono essere effettuati a carico della colonna vertebrale sono diversi a seconda della causa del dolore. Oggi tale chirurgia è limitata esclusivamente a casi in cui si osservi un dolore incontrollabile per interi mesi o ai casi di sofferenza neurogena di tipo motorio. Nel caso di ernia discale l’intervento che più spesso si utilizza è quello della discectomia, che consiste nella rimozione del nucleo polposo del disco intervertebrale che confligge con le radici nervose. Le tecniche chirurgiche di discectomia oggi sono molto migliorate, questo grazie alla mini invasività che ha ridotto non poco le complicanze perioperatorie. La discectomia con radiofrequenze infatti permette di effettuare la disidratazione del disco intervertebrale senza effettuare incisioni vere proprie, ma solo sotto il controllo dell’applicatore di brillanza. Gli interventi chirurgici più effettuati per la artrosi vertebrale avanzata e la spondilolistesi sono rappresentati invece dalle stabilizzazioni vertebrali. Tali interventi consistono nel bloccare le articolazioni a monte e a valle del segmento particolare attraverso l’applicazione di barre e viti che, ripristinano lo spazio intervertebrale e riducono la sintomatologia dolorosa.»

Quali prospettive future per il trattamento e la diagnosi delle patologie a carico della colonna vertebrale?

«Il miglioramento delle tecniche riabilitative e la conoscenza dei disturbi posturali hanno portato oggi alla riduzione degli interventi chirurgici a carico della colonna vertebrale, i quali, non va dimenticato, possono provocare complicanze estremamente invalidanti. Il miglioramento delle tecniche diagnostiche ci permette oggi di distinguere i problemi anatomici da quelli funzionali e identificare meglio quali possono essere i casi a indirizzo chirurgico. Infine il reale trattamento dei dolori alla colonna vertebrale consiste nella prevenzione della obesità e nella corretta esecuzione dei gesti di movimentazione dei carichi durante l’attività lavorativa, che rappresentano le cause principali che portano alla insorgenza di ernia discale e discoartrosi.»

Clemente Cipresso

Clemente Cipresso

Classe ’83, una passione per l’innovazione e le tecnologie. Perfusionista di cardiochirurgia si occupa, nel tempo libero, di Public Health e divulgazione scientifica.
Clemente Cipresso

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