Arte. A Napoli “Concerto per archi e fili d’erba”

NAPOLI –  La “curiositas” che smuove il mondo, la sete di conoscenza che da sempre invita l’uomo a porsi domande e ricercare risposte, la voglia di spingersi oltre, guardare lontano. Queste le parole chiave del “Concerto per archi e fili d’erba”, mostra degli artisti Carmine Rezzuti e Quintino Scolavino, inaugurata sabato 29 ottobre alle ore 11:30 presso il MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con una seconda inaugurazione prevista il giorno 10 dicembre alle ore 11:30 presso la Certosa di San Giacomo a Capri.

L’esposizione, curata da Marco De Gemmis e Patrizia Di Maggio, nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e il Polo Museale della Campania, con il patrocinio della Regione Campania e del Comune di Napoli e con il Matronato della fondazione Donnaregina per le arti contemporanee. Le opere, esposte nel giardino delle camelie del Museo Archeologico di Napoli, creano un linguaggio che esalta la creatività di entrambi gli artisti, i quali sono fautori di una creazione poliedrica capace di coniugare in sé aspetti sinfonici e visivi. Sinfonia intesa come armonia, coesione tra gli elementi, come suono ammaliatore che trascina l’uomo verso un’energia vitale che sprona alla vita.

Le singole opere creano nell’insieme un unico linguaggio, conferendo alla mostra un carattere narrativo in cui ricorrono elementi quali l’attesa, la fuga, l’equilibrio, raccontati attraverso l’ausilio di citazioni classiche, riferimenti alla mitologia greca e lettere sospese a mezz’aria. Cielo e terra, archi e fili d’erba dialogano con lo spettatore offrendogli la possibilità di addentrarsi in una dimensione spazio temporale anacronistica e moderna allo stesso tempo.

“Il paese delle meraviglie”, così lo definisce Marco De Gemmis, curatore della mostra allestita al MANN: “L’impegno di un artista non è solo quello di attuare un lavoro di ricerca antropologica, ma anche quello di riprogettare un linguaggio che abbatta la monotonia e che manifesti l’originalità del pensiero dell’uomo. Io mi ritengo molto entusiasta di questa mostra. D’altro canto la collaborazione con i due artisti va già avanti da molti anni.”.

L’energia che viene sprigionata dalle opere esposte nel giardino delle camelie emana un’aura intrisa di un carattere ribelle e anticonformista, proprio come l’animo dell’artista che è continuamente alla ricerca di qualcosa.

Nel giardino delle camelie, al MANN, abbiamo intervistato i due artisti per comprendere più a fondo la poetica che attraversa le loro opere.

Quanta ribellione c’è nell’Arte contemporanea?

Scolavino: «L’artista vuole cambiare il mondo. Nutre dentro di sé un’amarezza nei confronti di un cambiamento che sa non potrà avvenire. Ci sono numerosi processi complessi di economie che regolano il mondo e ciò che fa l’artista è proprio osservare la vita con uno sguardo laterale, conservando dentro di sé un opposizione attraverso la realizzazione di mondi utopici.»

L’Arte contemporanea può essere compresa solo da persone colte e istruite?

Scolavino: «Il pensiero che l’arte contemporanea possa essere intesa solo da intellettuali è un luogo comune. L’arte è sempre stata complessa, a partire da Michelangelo i cui nudi ritratti nel “Giudizio universale” non vennero da subito compresi e suscitarono scalpore. Ogni forma di arte va compresa ed è, a primo impatto, di difficile interpretazione.»

Cosa vi ha spinto nella realizzazione di queste opere?

Rezzuti: «L’arte, come già ha sostenuto qualcuno, è un’emozione estetica. Ciò che a me colpisce principalmente è il mistero che si cela dietro gli oggetti e la relativa storia che li accompagna. Io lavoro molto con il riciclaggio dei materiali e mi piace intravedere negli oggetti che trovo sulle spiagge, o nei luoghi che visito, significati non apparenti. Alcuni lavori scaturiscono da un lavoro di autobiografia. L’opera col gufo che poggia sul trespolo l’ho intitolata “in cerca”, così come noi tutti, compreso io, siamo alla ricerca e in attesa di qualcosa.»

Nel seguente video il servizio con la testimonianza dei due artisti

Antonella Izzo

Classe '93. Laureata in Scienze della Comunicazione, costruisce la sua vita sulla lettura, la pittura e la scrittura. Porta sempre con sé una piccola macchina fotografica, come fosse un registratore di sensazioni.
Antonella Izzo

Leave a comment