Alimentazione. A Napoli è “Pizza Experience”

NAPOLI – Da venerdì 2 dicembre, fino a mercoledì 30, il laboratorio Pizza Experience si propone di far vivere ai partecipanti l’esperienza di essere pizzaiolo per un giorno. La versione di Pizza Experience “Guarda che pizza” avrà luogo nella bottega di Rosario Piscopo, pizzaiolo e istruttore dell’Associazione Verace Pizza Napoletana, in Via Egiziaca a Pizzofalcone, a Napoli, e si occuperà nelle due ore a disposizione di svelare a tutti i partecipanti i segreti e i trucchi del mestiere, illustrando tecniche, materie prime e impasti per la cottura a legna e la preparazione degli ingredienti. I corsi sono aperti al pubblico e si svolgeranno in italiano, in inglese e in napoletano, con la supervisione del maestro Rosario Piscopo, al quale abbiamo rivolte le nostre domande.

Cosa si prova a insegnare un mestiere della tradizione napoletana?

«Insegnare per me è un grande onore, ma allo stesso tempo una grande responsabilità. A volte penso ai maestri pizzaioli che mi hanno trasferito questa professione e mi emoziono sempre all’idea che oggi sia io a farlo; anche perché insegnare a fare la pizza, soprattutto agli stranieri, significa fargli fare un tuffo nella napoletanità, nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni. L’Associazione Verace Pizza Napoletana mi ha offerto la grande opportunità di diventare un loro istruttore e di poter svolgere quello che, più che un lavoro, considero un piacere. A questo poi ho aggiunto negli ultimi mesi il progetto Pizza Experience, realizzato insieme all’amico e collega Giovanni Improta, con cui vogliamo offrire anche ai consumatori e ai nostri clienti la possibilità di diventare pizzaiolo per un giorno e capire insieme quello che è la nostra professione. Registrare 3 sold out nelle prime 3 giornate è il simbolo che oggi anche i consumatori, napoletani e stranieri, vogliono capirne di più e conoscere il prodotto per saperlo poi riconoscere.»

Cosa occorre per diventare un buon pizzaiolo?

«Innanzitutto tanta passione. Quello del pizzaiolo è un lavoro duro e impegnativo che comporta tanti sacrifici, pertanto se alla professionalità non si aggiunge anche la passione non c’è nessuna possibilità, a mio parere, di diventare un buon pizzaiolo.
Ma la passione da sola non basta, per diventare pizzaiolo servono altri elementi fondamentali quali una lunga esperienza, sia al forno che al banco, un’approfondita conoscenza, teorica e pratica, delle materie prime, della filiera e io aggiungo il costante confronto con i colleghi. Un approccio umile e aperto serve ad accrescere le proprie conoscenze e competenze. Lo dico sempre a chi si avvicina alla mia professione: in questo settore non si finisce mai di apprendere, di migliorarsi e di sorprendersi, quindi aprite le menti.»

L’autentica pizza si può gustare solo a Napoli?

«Mangiare una pizza a Napoli ha sicuramente un fascino unico e irripetibile e questo non potrà mai togliercelo nessuno. I pizzaioli partenopei nascono dietro ai banconi delle pizze e pertanto respirano sin da piccoli quei profumi, osservano quei gesti, in poche parole la pizza fa parte del loro DNA. Ma a onor del vero devo ammettere che in giro per il mondo ci sono tantissimi bravi pizzaioli che realizzano un prodotto di grande eccellenza. Io penso che questo faccia bene a Napoli e alla pizza napoletana, perché anche per pura curiosità, questo porterà turismo ed economia a Napoli e al settore della pizza.»

Cosa rende la pizza napoletana il cibo più amato e copiato al mondo?

«Su questa domanda non ho dubbi a rispondere: la semplicità. La pizza napoletana nasce come un piatto povero e per questo motivo semplice, realizzato con ingredienti che sono alla base della cucina quali farina, acqua, pomodoro, mozzarella, olio extravergine. Se poi si aggiunge che sulla pizza napoletana si usa il miglior pomodoro, ossia il San Marzano; la migliore mozzarella, quella campana; e un ottimo extravergine, allora il gioco è fatto. Non ho ancora trovato, anche nei miei viaggi intorno al mondo, una popolo a cui non piaccia la pizza napoletana.»

Chris Barlati

Cresciuto tra racconti di Partigiani, con un nome che non lo rappresenta, si ritrova a scrivere per amor dell'informazione. Amante dei film d'animazione di Miyazaki, attende l'arrivo di Capitan Harlock e della sua anarchia.
Chris Barlati

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